Le infezioni delle vie urinarie sono abbastanza frequenti nei bambini soprattutto al di sotto dei 3 anni di vita; la prevalenza a quest’età è di circa il 5 %.

Responsabili di queste infezioni sono i batteri che entrano nell’apparato urinario sempre, o quasi, dall’esterno, dall’uretra.

 

Solitamente si è soliti fare una distinzione tra cistite,in cui i batteri si sono fermati nella vescica, causando bruciore a fare la pipì ed uno stimolo frequente ad urinare, e pielonefrite, situazione in cui i batteri “attraversano” le vie renali fino al rene ed ai bacinetti renali, causando quindi una vera e propria “infezione” a livello renale. QUANDO SOSPETTARE UN’INFEZIONE DELLE VIE URINARIE?

Tra i criteri clinici più importanti c’è la febbre, soprattutto nei bambini più piccoli; a volte questo può essere l’unico sintomo.

Tanto più la febbre è elevata (>39°C), tanto più è elevata la probabilità che si tratti di un’infezione delle vie urinarie.

Pertanto, secondo le Linee Guida sulla gestione delle I.V.U. (infezione delle vie urinarie) , in tutti i bambini con febbre >38°C in assenza di altri sintomi (soprattutto sotto i 2 anni di vita), deve essere sospettata un I.V.U. ed è quindi necessario eseguire un esame delle urine.

In tutti i bambini che presentino, invece, sintomatologia suggestiva di una I.V.U.  (ossia febbre, scarsa crescita, diarrea, vomito, urine maleodoranti, dolore addominale)deve ugualmente essere eseguito un esame delle urine.

 

CHE COSA SUCCEDE?

Se i batteri riescono a giungere al tessuto renale, innescano un’infiammazione che può danneggiare il tessuto renale; quanto più persisterà questa infezione, tanto maggiore sarà il danno; in sede renale si formerà, in seguito, una sorta di “cicatrice”.

 

CHE FARE ?

Prima di tutto occorre eseguire un esame delle urine; non occorrono, normalmente, esami del sangue o il ricovero ( questo può essere necessario al di sotto del mese di vita, nel caso in cui le condizioni del piccolo siano molto scadenti).

Il metodo di raccolta varia in base alle condizioni del bambino.

Bambino febbrile in buone condizioni generali:

Se il bambino ha raggiunto il controllo dello sfintere vescicale(ossia non fa più la pipì nel pannolino), si raccoglie il campione di urina da mitto intermedio: ossia si fa urinare il bambino e si getta la prima parte dell’urina, raccogliendo nell’apposito contenitore il getto intermedio.

Nel bambino più piccolo che non abbia ancora raggiunto il controllo dello sfintere vescicale, si ricorre al cosiddetto sacchettino adesivo sterile( anche se più facilmente suscettibile di contaminazioni).

Bambino febbrile in condizioni generali scadute o compromesse:

se il bambino ha raggiunto il controllo dello sfintere vescicale, si raccoglie i campione di urina da mitto intermedio(vd.sopra); se,invece, il bambino non ha raggiunto il controllo dello sfintere vescicale, è necessario ricorrere al cateterismo vescicale ( di solito in ambiente ospedaliero).

 

MODALITA’ DI RACCOLTA DELLE URINE

Nel bambino che abbia raggiunto il controllo dello sfintere vescicale:

  1. Lavare accuratamente con acqua e sapone gli organi genitali esterni (non utilizzare disinfettanti)
  2. Eliminare il primo getto di urina direttamente nel WC e, senza interrompere la minzione, raccogliere la seconda parte del flusso urinario nell’apposito contenitore sterile (acquistabile in farmacia e anche nelle grandi catene di supermarket)
  3. Richiudere accuratamente il contenitore sterile e pulirlo esternamente
  4. Apporre un’etichetta adesiva in cui riportare i dati anagrafici del bambino 

Portare il campione al laboratorio nel più breve tempo possibile(altrimenti conservarlo in frigorifero a 4°C per massimo 2 ore).

Nel bambino più piccolo che non abbia ancora raggiunto il controllo dello sfintere vescicale:

  1. Pulire accuratamente i genitali esterni con acqua e sapone
  2. Applicare il sacchetto sterile facendolo aderire bene alla zona intorno ai genitali
  3. Se dopo circa 60 minuti il piccolo ancora non ha urinato, rimuovere il sacchetto e provvedere alla sostituzione ripetendo il lavaggio
  4. Appena avvenuta la minzione, rimuovere il sacchetto e richiuderlo accuratamente
  5. Apporre un’etichetta con i dati anagrafici del bambino e portare il sacchetto al laboratorio (se non è possibile, come sopra, conservare il sacchetto in frigorifero a 4°C per massimo 2 ore).
  6. il contenitore nel frigorifero a circa 4°C per massimo 2 ore)

 

DIAGNOSI DI INFEZIONE DELLE VIE URINARIE

 

Per diagnosticare una I.V.U. si ricercano, in particolare, nelle urine i globuli bianchi (leucociti) e i nitriti ; se questi elementi sono presenti, è molto probabile che ci troviamo dinnanzi a una infezione delle vie urinarie; al contrario, invece, è molto raro che un’infezione si verifichi senza la presenza di molti globuli bianchi nell’urina.

A volte la presenza di leucociti e nitriti nelle urine può già essere evidenziata dal Pediatra curante ricorrendo al cosiddetto “stick urine”, una piccola striscia reagente che viene messa a contatto con l’urina appena emessa. 

Per un esame,però, più accurato è necessario raccogliere l’urina negli appositi 

contenitori oppure nel sacchetto sterile, come spiegato sopra.

Se le urine vengono raccolte con le modalità sopra indicate ed inviate ad un laboratorio, solitamente l’esame delle urine viene effettuato al microscopio ottico, con conta dei globuli bianchi.

Se lo stick urine risulta positivo, secondo le linee Guida è necessario eseguire un’urinocoltura: si considera positiva un’urinocoltura che dimostri la crescita di un unico germe con conta delle colonie:

  • Se da catetere vescicale: > 10.000 UFC/ml (Unità formanti colonie)
  • Se da mitto intermedio: > 100.000 UFC

Esiste, comunque, secondo le Linee Guida , un “protocollo diagnostico” consigliato in caso di prima I.V.U. In seguito al primo episodio accertato di I.V.U. è raccomandata una ecografia dei reni e delle vie urinarie, metodica non invasiva e importante; questa permette di identificare eventuali anomalie urinarie che in una percentuale di casi possono essere associate ad I.V.U. Per anni,infatti, si è insistito sul ruolo predisponente alle I.V.U del cosiddetto reflusso vescico-ureterale (R.V.U) .  Il reflusso vescico ureterale consiste, in pratica, nel flusso retrogrado delle urine dalla vescica, lungo l’uretere, al rene; spesso questo fenomeno patologico è congenito e piuttosto comune ( a volte è già segnalato nelle ecografie eseguite durante la gravidanza).

Si è ,però, visto che non è il reflusso il colpevole del peggioramento delle lesioni renali e del danneggiamento eventuale della funzionalità del rene, ma il danno viene dal sovrapporsi di infezioni non riconosciute in tempo o non ben curate.

Se, pertanto, dall’ecografia renale, non risultasse nulla di patologico ( ad es. assenza di reflusso o altre condizioni patologiche), ci si ferma con le indagini strumentali, ossia non occorre fare altro.

Se,invece, l’ecografia renale risultasse patologica o ci fossero associati anche fattori di rischio ( es.: età< 6 mesi, mancata risposta clinica alla terapia dopo 72 ore, ecografia prenatale patologica, familiarità per reflusso vescico- ureterale, sospetto fondato dio reflusso vescicoureterale di grado elevato, presenza di “cicatrici”renali ), bisogna ricorrere ad indagini strumentali più complesse, come la cistouretrografia minzionale o, eventualmente, la scintigrafia renale, tecniche in grado di valutare la morfologia e la funzionalità del rene.

La cistouretrografia minzionale si esegue riempiendo la vescica con un mezzo di contrasto radiologico (m.d.c.) per mezzo di un catetere; la risalita del m.d.c.verso l’uretere e il rene è indicativa di un reflusso.

 

TERAPIA

La terapia per le I.V.U è rappresentata dall’antibiotico che va iniziato subito dopo il riscontro di positività dell’esame urine al microscopio o la positività dello stick urine.

Un trattamento antibiotico tempestivo è necessario per l’eradicazione dell’infezione e per la prevenzione delle possibili conseguenze; una tempestiva terapia antibiotica permette, tra l’altro, una rapida e pronta guarigione clinica.

In attesa dell’antibiogramma ( che viene fornito con l’urinocoltura e ci indica a quale antibiotico il batterio isolato nelle urine sia sensibile), è bene iniziare una terapia antibiotica “empirica”; normalmente viene utilizzato un antibiotico a largo spettro come una cefalosporina oppure l’amoxicillina-ac.clavulanico. Se le condizioni del piccolo non sono compromesse , si ricorre tranquillamente alla terapia orale per una durata media di 10 giorni.

Si ricorre alla terapia endovena solo nei casi più “complicati”( disidratazione, vomito, febbre molto elevata) e  ,come si diceva, nei neonati per circa 2-4 giorni, seguita poi da terapia per bocca.

LA PROFILASSI ANTIBIOTICA

La profilassi antibiotica non dovrebbe essere raccomandata di routine in lattanti e bambini a seguito di un primo episodio di I.V.U..

Può essere, eventualmente, considerata in lattanti e bambini con I.V.U. ricorrenti o con reflusso vescico-ureterale di grado elevato.

 

 

Fonti:

https://www.uppa.it/medicina/malattie-e-disturbi/infezioni-urinarie/

http://www.ospedalebambinogesu.it/reflusso-vescico-ureterale#.WIuqYxih2i6

http://www.sinepe.it/atom/atom/allegato/121.pdf

http://www.acp.it/wp-content/uploads/Quaderni-acp-2012_191_11-13.pdf

http://www.laboratoriobiochemical.it/pdf/URINOCOLTURA.pdf

 

Video utile:

 

https://www.youtube.com/watch?v=HW86z2BktkQ